Itinerari

La Via del ferro

I ritrovamenti archeologici effetuati in queste localita’ suggeriscono una presenza umana stabile sin dalla preistoria. A Pianezzo nel 1905 – 1906 furono ritrovate una quarantina di tombe a inumazione dell’ epoca del Ferro ruderi di una fortificazione che, secondo alcuni ricercatori, risalirebbero addirittura all’ epoca preromana. A S. Antonio nel 1942 e’ stato ritrovato un sepolcro risalente alla prima eta’ del Ferro, collocabile tra il 750 e il 400 a.C.

Sia il versante Italiano che quello Svizzero del Massiccio del San Jorio sono ricchi di questo prezioso metallo, la cui estrazione prosegui’ fino all’inizio del XIX secolo. Lo sfrutamento delle vene ferrose e la lavorazione del materiale estratto costituiono uno degli aspetti piu’ rilevanti per l’economia della Valle Morobbia e della vicina Valle Cavargna. Nella regione sono ancora presenti molte testimonianze di queste antiche attivita’.

I Forni Vecchi” sono due altiforni, attivi tra il 1783 e i primi anni ‘800, testimoni di un carattare piu’ industralizzato della siderurgia di quei tempi. La caduta del prezzo del ferro prodoto all’estero porto’ all’abbandono di questa intensa attivita’ della quale restano numerose tracce ancora ben visibili sul territorio: insediamenti, vie di collegamento tra zone di estrazione e di lavorazione o per lo smercio dei prodotti e luoghi per l’approvigionamento del carbone da legna, ma anche una stazione di posta per i cavallanti e i somieri.

Maglio di Carena” situato nei pressi del fiume Morobbia, in vicinanza dai dei Monti di Ruscada. Questo complesso di edifici fu costruito nel 1792. Comprendeva il maglio ad acqua, il forno fusorio, le fucine, locali per la lavorazione del metallo, magazzini, abitazioni. Lo si può visitare partendo da Carena in circa 15 minuti.